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Posts Tagged ‘Parco Agricolo Sud Milano’

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Il Monastero Cistercense di Chiaravalle venne fondato nel 1135 nella Pieve di San Donato. Nel 1798 il Mulino – di proprietà dei Padri Cistercensi – venne venduto. Successivamente il manufatto subì diverse trasformazioni: prima divenne casa del mugnaio e poi fu suddiviso addirittura in tredici subalterni. L’edificio fu definitivamente abbandonato intorno al 1963, con il trasferimento delle ultime famiglie. Sebbene i cistercensi fossero rientrati a Chiaravalle già nel marzo del 1952, dopo più di un secolo e mezzo di forzata lontananza, la Comunità riacquisì l’antico mulino e l’annessa marcita solo nel 1977.

Il Mulino versava in pessime condizioni e rischiava il crollo a causa del tetto pericolante e del dissesto dei muri portanti. Per questi motivi la Comunità Monastica nel 1995 aveva commissionato al proprio tecnico di fiducia un progetto per la messa in sicurezza di questo importante manufatto e per un adeguato recupero. Risale al gennaio 1996 la prima richiesta di finanziamento al Parco per l’attuazione del progetto altrimenti irrealizzabile. Nel contempo la società Autostrada Serenissima S.p.A. manifestò la disponibilità ad erogare, a fondo perduto, un contributo per il restauro dell’edificio. Nel 1999 venne firmato dai legali rappresentanti (Comune di Milano, CCIAA di Milano e Provincia di Milano) l’accordo preliminare con l’Autostrada Serenissima con il quale si destinava, tra gli altri, anche un finanziamento per il restauro conservativo del Mulino di Chiaravalle, a cui ha fatto seguito anche un contributo della Fondazione Cariplo. Il progetto finanziato aveva come tema il ripristino del sistema irriguo del territorio cistercense con utilizzo di energia idraulica per il funzionamento delle macchine molitorie del Mulino ubicato nel complesso abbaziale di Chiaravalle Milanese. I lavori di restauro sono iniziati nell’aprile del 2000.

Avendo messo in sicurezza l’intero edificio per quanto riguarda la sua statica negli anni precedenti, a partire dall’anno 2003 sono state avviate le opere di restauro delle parti funzionali e di rifinitura, senza abbandonare il principio di massima cura nel conservare ed evidenziare gli elementi che attestano non solo l’evoluzione ma anche le molteplici funzioni assunte dentro i singoli locali nei nove secoli di attività.

Durante la pulizia generale e gli scavi del piano terra per creare un’intercapedine di aerazione sono affiorate diverse vasche, la cui funzione per adesso non è chiara. Probabilmente operavano come decantatori, tramogge con filtri per i prodotti provenienti dalla macinazione. Si può anche notare l’evoluzione della tecnica costruttiva: le vasche più antiche sono di struttura grossolana, quasi esclusivamente in mattoni, mentre l’ultima, databile a fine Ottocento, è costruita adoperando calce idraulica e cemento. Anche gli incavi a semicerchio affiorati nella sala centrale rispondono allo stesso raggio della ruota da macina trovata in sito ed attualmente depositata nel giardino dell’abbazia.

Durante lo stesso scavo sono affiorate tracce che ci portano ad immaginare i molteplici impianti che si sono alternati. Nello stesso locale sono affiorati perni filettati piombati nei grossi blocchi di pietre che formavano la platea operativa. Si possono, inoltre, immaginare i tipi di macchina, osservando le impronte dei loro basamenti scavate nella pietra, come le abrasioni sulle pareti lasciate dalla rotazione di pulegge e anche dalle cinghie di trasmissione. Non meno importanti sono i resti di stucco a base di zolfo come pure le tracce dei grassi di lubrificazione presenti per via del lavaggio lungo le pareti.

Il corpo est dell’edificio è di prevalente interesse socio-economico. Ritenuto la casa del mugnaio, è stato costruito intorno al XV secolo e posto a ridosso dell’edificio centrale preesistente. Al piano terra di questo edificio si è formata sul pavimento una stratificazione di circa sessanta centimetri dove è facile notare tutta l’evoluzione. Si parte da poche tracce di un pavimento a coccio pesto, successivamente coperte da una pavimentazione in mattoni. Da questa passiamo a circa sette strati di pavimentazione in battuto d’argilla, poi a piastrelle di cotto, databili a fine Ottocento, per arrivare infine nel Novecento, in periodo abitativo, al battuto di cemento dato a spessore.

Sono affiorati, inoltre, i canaletti costruiti in cotto che, da quanto si può intravvedere, avevano l’uffizio di distribuire l’acqua, prevalentemente del fossato, ai locali interni del Mulino ed ai locali prospicienti, cioè refettorio, cucina, latrina, etc.
A partire sempre dal 2003 sono state studiate anche le varie macchine e strutture che si sono ripristinate per il progetto di rimessa in funzione del sistema mulino e, dopo un attento lavoro di restauro nel 2008, è stata completata ad opera di artigiani specializzati l’opera di ricostruzione dell’intera macchina molitoria.

Oggi abbiamo completato l’opera, che comprende anche la ricostruzione di un orto dei semplici, presente storicamente nell’area e l’intero edificio ha visto la sua restituzione funzionale ai cittadini il 21 marzo 2009.

Il Mulino non è più un edificio pericolante ma si presenta come uno spazio perfettamente recuperato a cui sono attribuite funzioni polivalenti, quali: il laboratorio per l’erboristeria, spazi per la ricerca e per convegni ed una sala multimediale con la possibilità di visionare i testi presenti nella famosa biblioteca dell’Abbazia.

In tal modo sarà possibile condurre ricerche su temi che spaziano dai manufatti idraulici all’evoluzione dell’agricoltura concomitante l’avvento dei monaci cistercensi, oltre a conoscere le fasi del restauro storico del mulino.
Inoltre, grazie al restauro dell’antica macchina molitoria ed alla creazione di un forno, sarà possibile avviare la produzione di pane realizzato con farine del territorio del parco macinate e lavorate presso il mulino, promuovendo così i prodotti a kilometro zero.

[tratto da Come e Dove, Periodico del Parco Agricolo Sud Milano, Anno IV, n. 1, marzo 2009; a cura di Maria Pia Sparla, Responsabile del Servizio Coordinamento Parco Agricolo Sud Milano; e Cristina Boca, specialista tecnico delle infrastrutture; pagg. 38-39]

[vedi anche: http://newsletter-archive.provincia.mi.it/numero23.htm%5D

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