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Posts Tagged ‘Federico Barbarossa’

Oggi ci muoviamo alla volta delle radici storiche che permeano un’area antica del Parco Adda Nord, sempre ricco di spunti interessanti e curiosi. Ci dirigiamo verso Trezzo sull’Adda ed ecco ciò che ci accoglie all’arrivo: la zona vecchia del borgo e le rovine del Castello Visconteo addossate ad una rupe che domina una doppia ansa del fiume; a valle, tra gli alberi, la celeberrima centrale idroelettrica Taccani, caposaldo dell’architettura industriale dei primi del Novecento; ancora più lontano la sagoma inconfondibile di Crespi d’Adda, il villaggio operaio.

La storia di Trezzo inizia con l’insediamento delle popolazioni celtiche a cui si succedettero Romani e Longobardi, che per primi eressero una fortificazione sulla rupe.
I Visconti utilizzarono poi quella prima rocca come base per il castello che diventò la maggiore struttura difensiva dell’intero Ducato di Milano nelle numerose battaglie contro la confinante Serenissima Repubblica di Venezia.
Il maniero, voluto da Bernabò Visconti, è ormai diventato il simbolo di Trezzo, anche perché teatro di una storia tormentata legata a conquiste, leggende, intrighi di corte e lotte cruente.

Si dice che le mura del castello nascondano un grande tesoro appartenuto a Federico Barbarossa e che il suo fantasma vaghi ancor oggi per le segrete, vigilando sulle tante ricchezze accumulate.
E poi i pozzi all’interno della fortificazione, dove si narra che i Visconti facessero gettare gli ospiti indesiderati ed i nemici catturati in battaglia.
Altri vennero torturati nei sotterranei, ricavati da grotte naturali, sulle cui pareti si intravedono strane macchie rosse: che sia il sangue delle persone uccise a sgorgare dalla roccia per ricordarci quei tristi momenti? Come quando la figlia di Bernabò venne murata viva nelle segrete del castello, colpevole di essersi innamorata di uno stalliere, morto anch’egli nel tentativo di difenderla.
Lo stesso Bernabò venne a sua volta ivi assassinato, avvelenato per volere di un altro Visconti, Giangaleazzo.

Tornando nei sotterranei, una porta apre ad un vicolo cieco occluso dal soffitto crollato, impedendo ai posteri di intuirne la destinazione. Si narra che tale via conducesse ad un altro castello distante qualche decina di chilometri, probabilmente scavati anche sotto il letto del fiume Adda.

Nel Medioevo questi passaggi sotterranei erano comuni e l’ipotesi del tunnel segreto, da utilizzare in caso di assedio per fuggire senza passare dall’ingresso principale, è fortemente plausibile.
Dell’imponente fortificazione restano oggi la torre a pianta quadrata, il pozzo ed i sotterranei. A far da suggestiva cornice al castello, lo splendido parco, spesso utilizzato come scenografia per eventi culturali.

La “Taccani”

Sotto la rupe che accoglie il Castello, presso un promontorio bagnato da un’ansa del fiume popolata da una numerosa avifauna, vale sicuramente una visita l’importante Centrale Taccani: spettacolare ideazione modernista, ritenuta, nel suo genere, la più interessante costruzione di tutta la Lombardia.
La sua edificazione (1906) costituì, in piena espansione industriale, un fondamentale passo in avanti per l’economia lombarda. Fu voluta fortemente da Benigno Crespi, capitano d’impresa alla ricerca di energia per la propria azienda cotoniera.

“La casa della forza”, come fu denominato l’intero complesso, costituì una tappa importante per lo sviluppo locale, come si legge da uno stralcio di un articolo di quegli anni: “Di là si sprigiona luce e da là scende, colla luce, tanta energia per le sponde del fiume e per le ridenti campagne della Brianza, ed ancora, attorno per tante fiorenti plaghe di Lombardia”.

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