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Posts Tagged ‘Campari’

Sino a non molti anni fa era più nota come la “Stalingrado d’Italia” che non con il suo vero nome: Sesto San Giovanni era così chiamata per essere diventata, fin dal dopo guerra, una cittadella “rossa”; gli operai delle sue numerose importanti fabbriche, soprattutto metalmeccaniche, già nel 1943, con uno sciopero storico, avevano manifestato la loro volontà di essere protagonisti attivi nell’edificazione di una nuova società.

Anche oggi Sesto conserva in gran parte le sue caratteristiche di città operaia, dunque industriale; non certo bella, ma pur sempre pulsante e vitale. Un polo di concentrata presenza di tutti i settori produttivi, ma in prevalenza, di quello metalmeccanico: basti citare i nomi come quelli di Falck, Marelli, Breda, colossi industriali cui si accompagna una rilevante quantità di aziende di minori dimensioni, fortemente concentrate, in gran parte elettromeccaniche o meccaniche di precisione.

All’industria pesante o comunque “metallica” si “contrappone” quella leggera o se vogliamo “liquida”. In una parola, lo stabilimento che corrisponde ai gusti dei più, e già se ne possono intuire i motivi, è quello della Campari.
Inaugurato ottanta anni fa e più, si trova nella via omonima, traversa di Via Antonio Gramsci, nei pressi della stazione. È oggi una fabbrica moderna, perché continuamente rinnovata per stare al passo con i tempi, ma che sforna prodotti antichi; si potrebbe anzi dire che ne produce poco più d’uno: chi fa la parte del leone è infatti l’ultracentenario Bitter, inventato da Gaspare Campari nel 1860 ed esportato in tutto il mondo. Per la Campari è una specie di monocoltura, come quella della canna da zucchero per i cubani; senonché, a dispetto di tutte le leggi del marketing sui cicli di vita dei prodotti, il Bitter rimane un successo ineguagliabile ed ininterrotto, tanto più che il Campari soda è venduto solo in Italia ed il Cordial è richiesto da un modesto numero di estimatori. Tutto era iniziato con Gaspare che, pavese emigrato a Torino, aveva cominciato ad apprendere l’arte di distillare e mescere i liquori al famoso caffè Cambio. Si era poi messo in proprio a Novara e, infine, aveva fatto il gran salto a Milano. Qui, dopo alcuni anni, aveva aperto il negozio in Galleria, dove ancor oggi c’è il bar; a Novara aveva già creato l’Elexir lunga vita, l’Olio di rhum ed il Liquore rosa; a Milano inventò il fernet ed infine il Bitter all’uso di Hollanda, ché tale fu il primo nome. Il figlio Davide, che doveva dare all’azienda l’impulso maggiore, creò il Cordial ed altri liquori, nonché il Campari soda, ma poco prima di morire doveva dire a mo’ di bilancio: “In azienda si è fatto una quarantina di prodotti, ma dovessi rinascere ne farei uno solo, al massimo due”. Proprio quelli che, da allora, continuano ad essere prodotti con invidiabile successo. È, in effetti, per noi che amiamo gli aperitivi ed i cocktail, il Campari, con aggiunta di seltz o shakerato o, per esempio, in uno dei pochi cocktail italiani di fama mondiale come il Negroni (1/3 gin, 1/3 vermut rosso e 1/3 Bitter Campari) è una delle delizie e consolazioni che la vita (alcolica) ci riserva.

Lo stabilimento sarebbe da visitare, intanto perché è sempre interessante vedere con quanta cura si producano le cose che amiamo, poi perché nel perimetro dello stabilimento è stato perfettamente ricostruito il bar Campari dell’Ottocento.

Benché il Bitter non abbia una preparazione complicata, la sua formula è segreta, o meglio è segreta l’esatta dosatura delle erbe scelte per l’infuso che si ottiene mediante macerazione in soluzione idroalcolica. Il risultato dolce-amaro è, in effetti, abbastanza unico.
Davide Campari è stato geniale anche in un campo non facile né semplice come quello pubblicitario; soprattutto fra le due guerre sono apparsi splendidi manifesti d’autore che esaltavano l’immagine del prodotto abbinando arte e mercantilismo, Villa, Tallone, Dudovich, Metlicovitz, Hohenstein, Cappiello, Sacchetti, Depero i nomi più illustri.

All’ingresso dello stabilimento, sulla facciata degli uffici, c’è una decorazione che rappresenta un gruppo di operai intenti al processo di distillazione. È in realtà una composizione allegorica, con personaggi anonimi, anche se la figura centrale è chiaramente quella di Gaspare Campari, con in mano il foglio della “formula magica”. C’è tuttavia, dietro quell’anonimato, la storia di un’impresa e come il riverbero di un’invenzione geniale.

[tratto da: Giampiero Manfredini, Luca Moncalvi, Passeggiate in Lombardia, Newton Compton Editori, 1985]

Villa Campari

Villa Campari fu costruita nel 1826 dalla nobile famiglia Arese, ed assunse l’appellativo di Casa Alta.
Il conte Francesco Arese, conquistato dalle idee rivoluzionarie napoleoniche e risorgimentali, subì il carcere dello Spielberg.
Nel 1903 la villa divenne proprietà di Davide e Guido Campari, figli di Gaspare, fondatore della granze azienda, per stabilirvi la propria abitazione. Nell’ampio parco vi costruiscono la loro nuova, più vasta e moderna fabbrica di liquori.
Le ragioni per cui i fratelli Campari, per realizzare il progetto di espansione dell’azienda, scelsero Casa Alta sono da attribuire, secondo alcuni storici dell’economia, a fattori tipicamente economici ed infrastrutturali: come la linea tramviaria Milano-Monza per il trasporto della manodopera, i collegamenti con il nord Europa assicurati dalla ferrovia del Sempione, la presenza di un’abbondante falda di acqua purissima.
Questo è confermato dal fatto che la scelta dei Campari viene ripetuta, negli anni immediatamente successivi, dai Breda, Marelli e Falck.
Fortunatamente la società Campari dimostra un eccezionale attaccamento alle proprie radici: compie infatti, per più di un decennio, un attento restauro, che conferisce nuova vita alla palazzina come dimora dell’ospitalità Campari e museo storico dell’azienda. La villa conserva all’esterno il suo aspetto originario di costruzione vagamente neoclassica, ed al suo interno è ancora arredata con mobili, quadri ed oggetti o già presenti nel 1903, all’atto dell’acquisto, o successivamente aggiunti dalla famiglia Campari.
Davide Campari vi trasferisce lo studio che possiede in via Manzoni a Milano; particolarmente suggestiva è la ricostruzione del Caffè Ristorante Campari, già in galleria Vittorio Emanuele, realizzata sulla base di fotografie d’epoca.

Villa Campari è in via Campari 23, Sesto San Giovanni (Milano)

[Contenuti a cura dell’URP tratti da qui]

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