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Proseguendo a sud di Brugora, tornando verso il Lambro, si entra nel territorio comunale di Triuggio (m. 231 s.l.m., 8151 abitanti), in un paesaggio di valli boschive attraversate da torrenti minori, occupate da piccoli insediamenti storici, oggi frazioni del comune.

Il primo nucleo che si incontra è quello di Tregàsio, appartenuto nel XIII secolo al monastero milanese di San Simpliciano, degna di visita è la Rotonda, o cappella dei Ss. Gervaso e Protaso, un piccolo pantheon neoclassico (ispirato ad un più noto modello di Inverigo), disegnato da Luigi Cagnola e terminato nel 1842 da Ambrogio Nava d’Adda.

Poco sotto, in località Zuccone S. Giovanni, la strada porta alla villa Sacro Cuore, già possedimento dei padri barnabiti ed oggi centro spirituale.

In frazione Rancate, a nord del capoluogo, la chiesa parrocchiale del Seicento racchiude opere di un certo valore, a firma degli Appiani, del Genovesino e di un Campi, mentre la cascina Boffalora è stata ristrutturata ed adibita a Centro di Educazione Ambientale.

A Triùggio si avvicina il Lambro e si inizia a discendere il fondovalle lungo la strada provinciale 135. Dopo pochi chilometri si raggiunge Canònica, ben conservato nucleo dal quale emerge Villa Taverna.

L’edificio è preceduto da una cancellata di foggia barocca sormontata da statue su mezzi timpani ricurvi. Un tempo fortificato, fu trasformato a più riprese: per quella voluta nel 1532-52 dal conte Francesco Taverna, coeva al giardino all’italiana tuttora conservato nelle sue linee generali, si è ipotizzato l’intervento del Pellegrini.

Di particolare risalto il raccordo a cannocchiale che, ponendo come primo punto di fuga la villa ed i corpi di servizio, traguarda fino all’antistante altura lambendo fra gli altri edifici l’oratorio della Beata Vergine (Giacomo Antonio Quadrio, 1735).

Alla villa si lega una nota vicenda storica: avrebbe infatti ospitato, durante la sua fuga, Gian Paolo Osio, l’Egidio dei Promessi Sposi.

Il comune (m. 336 s.l.m.; abitanti 14890) accorpa, dal 1869, diversi centri abitati sparsi sui colli vicini. In base ad un’iscrizione rinvenuta in località Valle Guidino, la zona doveva far parte dei fondi di Virginio Rufo, generale romano nelle Gallie.

Sempre in questa località, una testimonianza importante dell’evoluzione geologica delle colline briantee è rappresentata da un masso erratico di notevoli dimensioni, detto Sasso del Guidino, nel parco di una villa.

A metà di Viale Vittorio Emanuele II, che separa i nuclei di Besana Superiore ed Inferiore, si apre Piazza Umberto I, con la parrocchiale, realizzata nel 1825 da Giacomo Moraglia sul precedente edificio barocco e decorata nell’Ottocento da Morgari e Casnedi. Dietro la chiesa, al margine di Besana Superiore, sono le vaste pertinenze di Villa Quirici (privata), che oltre al fabbricato padronale, di origine secentesca, comprendono il parco ed un edificio tardoneoclassico già impiegato come filanda.

Di fronte alla piazza, alta su una scalinata sorge Villa Borella, di proprietà comunale, con ambienti e decorazioni romantiche di fine Ottocento; nei pressi, si apre l’ampio parco pubblico di Villa Filippini, dove sono state collocate tre grandi sculture di Aligi Sassu; la villa (XVIII secolo), sede della Biblioteca civica, prospetta con il tipico impianto ad “U” sulla via Viarana, che porta a Besana Inferiore.

Qui, sul rialzo collinare, alcuni edifici si sono sovrapposti alle strutture castellane distrutte nel XIII secolo, conservando tracce delle architetture fortificate. Sulla via prospetta anche la chiesa di Santa Caterina, quattrocentesca ma ripresa nel XIX secolo; all’interno, tracce dell’affrescatura originaria, mentre il terrapieno esterno è decorato da quattro grandi mosaici di Aligi Sassu.

Nella frazione omonima, a sud del capoluogo, sorge l’ex monastero benedettino di Brugora, nato nell’XI secolo per iniziativa della potente famiglia Casati, e oggi sede di una casa di riposo. Conserva l’impianto dei due chiostri cinquecenteschi e notevoli testimonianze artistiche. L’annessa chiesa dei Ss. Pietro e Paolo ha campanile dell’XI secolo e, in facciata, rari esempi di scultura romanica; all’interno, diviso in due ambienti, si conservano opere ed affreschi cinquecenteschi; nella sala un tempo del refettorio, un grande e ben conservato affresco della Crocifissione, attribuito alla scuola del Bergognone.

La valle del Lambro, a nord di Monza, apre uno stretto solco, profondo alcune decine di metri, nelle coltri diluviali dell’altopiano asciutto milanese. Sul margine dei terrazzi si sono distribuiti diversi abitati, tra cui emergono gli ambiti verdi di numerose ville nobiliari con i loro giardini, testimonianze di un trascorso assetto territoriale che assegnava alla bellezza del paesaggio e al favore del clima un plusvalore assoluto. Nel fondovalle invece si localizzarono, fin da epoca remota, vari complessi produttivi che utilizzavano la forza delle acque del Lambro per muovere i loro macchinari.

Il Lambro è stato per molto tempo sinonimo di acque sporche e malate e di cattiva educazione ambientale che hanno influito sulla flora e la fauna ittica. Perciò, a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, il fiume è stato oggetto di un piano di risanamento che ha richiesto drastici interventi di riassetto e, in alcuni casi, anche la completa ricostruzione del letto fluviale.

L’opera di risanamento è ancora in atto e richiederà ancora diverso tempo ma, negli ultimi anni, si sono moltiplicati i segnali positivi, come la ricomparsa di certe specie ittiche, il completamento della rete di depurazione e, soprattutto, l’istituzione del Parco regionale della Valle del Lambro, con Legge Regionale del 16 settembre 1983.

Formato da 35 comuni ed esteso per circa 80 km², il Parco si sviluppa lungo la valle del fiume partendo a nord dai laghi di Pusiano e Alsèrio e terminando a sud con il Parco di Monza. La valle, dove affiorano potenti strati di puddinga, un conglomerato clastico risultante dall’unione per cementazione di ciottoli fluviali, è debolmente incassata nei depositi quaternari dell’alta pianura e fra i cordoni morenici delle colline briantee. Come è accaduto per gli altri vicini e più importanti fiumi lombardi (Ticino e Adda), la valle è stata nei secoli il ricetto di varie attività produttive, dapprima basate sulla semplice forza idraulica (mulini, folle) e che poi utilizzarono la stessa forza per produrre energia elettrica in grado di muovere i più complessi macchinari delle industrie tessili. Gli ambiti naturali, anche se non molto estesi, assumono un incontestabile valore sociale: si possono citare a questo proposito le Riserve Naturali dei Laghi di Pusiano e Alsèrio, alcuni brani di boschi igrofili all’interno della valle, alcune particolarità geomorfologiche quali grotte (Grotta di Realdino ad Agliate) e massi erratici (Sasso di Guidino).

L’attività del parco è pertanto molto improntata alla difesa dei valori residui, al recupero e al risanamento dell’ambiente.

Per informazioni: Parco Regionale della Valle del Lambro, via Vittorio Veneto 19 – Triuggio
Tel. 0362.970961 – 0362.997137
Fax 0362.997045
http://www.parcovallelambro.it

Casatenovo

Il Comune di Casatenovo è posto nell’estremità sud-occidentale della provincia di Lecco, nell’area del Meratese, ed occupa una superficie di 12,7 km².
Confina ad ovest e a sud con i comuni di Besana Brianza, Correzzana, Camparada e Usmate Velate (Provincia di Monza e della Brianza) e ad est con i comuni  di Monticello Brianza e Lomagna (provincia di Lecco).

Casatenovo è posto nel cuore della Brianza. Il territorio presenta ancora delle parti boscate, ma solo lungo i pendii più scoscesi e lungo i corsi d’acqua (Pegorino, Lavandaia e Nava, che costituiscono il sistema idrografico principale, e le rogge Molgorana e La Folgora che costituiscono il sistema idrografico secondario).
Il territorio è sito in posizione pressoché equidistante tra Monza e Lecco ed è servito dalla viabilità principale della Strada Provinciale 51 (La Santa), intermedia tra la Statale 36 e la nuova Valassina, dalla Strada Provinciale 54, che collega le direttrici principali sopra dette in senso est-ovest a nord del centro di Casatenovo, la Strada Provinciale 55, che connette il centro con Usmate ed i collegamenti con Lomagna e la Tangenziale Est di Milano. Il territorio non è interessato da linee ferroviarie.

L’altimetria varia da un massimo di circa 375 metri ad un minimo di 250 metri.
Il patrimonio edilizio di origine storica è notevole e diffuso sia negli abitati che nelle zone agricole: in Casatenovo vi sono infatti ben 20 cascine isolate di particolar pregio, oltre a diverse ville e dimore nobiliari di notevole interesse dal punto di vista storico-architettonico.

Casatenovo ha circa 12.600 abitanti ed un’organizzazione urbana policentrica, ricca di aree ad alto contenuto ambientale e paesaggistico.

Le prime notizie storiche relative ad un “Casale (cioè Casate) Nuovo” si possono far risalire ai tempi di Carlo il Calvo – nipote di Carlo Magno – erede di quel Ludovico il Pio che sottrasse ai Longobardi il predominio sull’Italia e che reintegrò il culto cristiano nelle terre lombarde sconvolte prima dai Franchi, poi dalle eresie e dalle apostasie barbariche. Ed è in questo tormentato periodo di restaurazione cristiana, con l’insediamento a Monza di una sovrana cattolica, che sorsero e si moltiplicarono nelle terre milanesi le “Pievi”, vale a dire le chiese presbiteriali, ove si amministrava la potestà arcivescovile e la cura evangelica del popolo di Dio.

È all’anno 867, infatti, che si può fare riferimento come data di prima menzione di Casatenovo, benché i primi riferimenti documentali d’archivio, sulla presenza di un nucleo abitato, non siano anteriori all’anno 1110. Il nucleo abitato doveva presumibilmente ascendere alla fine del secolo X – inizi dell’XI quando – al tempo degli Ottoni prima e delle guerre lotariane poi – il castello esistente fu potenziato ed ampliato dalla nobile famiglia dei Casati, in lotta contro l’ormai decadente primato locale dell’aristocrazia franca. Ma è solo verso l’ultimo scorcio del XIII secolo – al termine delle intricate vicende che contrassegnarono le lotte tra gli Svevi, dal Barbarossa al Brunswick, contro i signori locali – che il nome di Casate Novo (insieme a quelli di Casate Vegio, Galgiana, Vallis Aperta, etc.) si afferma come precisa realtà comunale, seppure ancora unita alla pieve di Missaglia.

Da questo momento la Casate medioevale, vera e propria corte fortificata, sarà coinvolta in tutte le travagliate vicende che interessarono la Lombardia: dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini, a quelle tra i Visconti – astro nascente dell’aristocrazia italica – e la Serenissima Repubblica di Venezia.
Fu punto nevralgico dello scacchiere fortificato alto-lombardo, come già risultava dai lontani tempi di Ariberto, a conferma d’una antica pergamena ora conservata nell’Archivio del Conte del Duomo di Milano, corroborata da un atto testamentario del Conte Beato di Casate ai nipoti Marzio e Filippo Casati, risalente all’anno 1270. Fu dunque Casate, per tutto il periodo medioevale, una grande fortificazione, a cui si aggregarono, con il passare degli anni, varie cascine (tra le quali, originariamente, quella di Rancate) ove presero dominio alcuni signorotti locali, specie dopo l’infeudazione del 1538. Ma già dal 1450 si potevano contare quella di Casate Veteri (oltre che, ovviamente, Novo), Cassina de’ Brangiis, con quelle unite di Rogorea (Rogoredo) e Columbarino, Valle Aperta (Valaperta), Rimoldo, Galzana (Galgiana), etc.
Il feudo passò – dopo le tragiche vicende legate al dominio visconteo – nelle mani di Gerolamo Brebbia, già tesoriere Generale dello Stato di Milano – ed è sempre a questo periodo che si devono gli stanziamenti di nobili famiglie nei palazzi di Rimoldo (i Parravicini), di Galgiana (i d’Adda), di Giovenigo (i Toscani). La comunità locale continuò tuttavia a frazionarsi fino a raggiungere, verso la metà del Cinquecento, anche i nuclei di Cascina Bracchi (in parte già de’ Bragiis) e di Campofiorenzo; anche a seguito del passaggio del castello dai Casati agli Sforza e finalmente ai conti Lurani nel 1587.

È quindi nel 1692 che Casate Vecchio si distaccò da Casate Nuovo e quest’ultima fu assegnata definitivamente al marchese don Giulio Casati, uomo ribaldo e violento e noto come “bandito” che, prima personalmente, poi attraverso i suoi discendenti la detenne – anche se in forme giuridiche diverse da quelle feudali – fino a tutto il Settecento.

Resta da dire infine dei due rilevanti monasteri di Santa Margherita e dei Santi Pietro e Paolo, un tempo esistenti tra Casate Vecchio e Casate Nuovo. Entrambi appartenenti all’ordine delle monache benedettine, furono soppressi e distrutti durante il sacco sforzesco del 1451. Sempre del 1451 è l’unificazione – voluta con una bolla del 5 ottobre da Papa Niccolò V – della Chiesa di Santa Margherita, con quella di Santa Giustina, e la nomina a parroco del sacerdote Giacomo del Torgio, che provvide alla riedificazione dei templi, facendoli abbellire con interessanti affreschi.

A partire poi dalla fine del Settecento e dagli inizi dell’Ottocento si ebbe un considerevole sviluppo del nucleo comunale, specie con la erezione o il rifacimento di notevoli ville patrizie, quali la Casati-Facchi (già Greppi-Bressi), la Casati-Greppi di Bussero, la Casati-Marocco-Viganò, la Castelbarco-Vismara, la Garavaglia-Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Vismara, la Lurani-Cernuschi, nonché la cascina Bracchi-Casati.

Dal secolo XIX Casatenovo entra nella grande vicenda dello sviluppo industriale e commerciale, tipico dell’area briantea, affermandosi – grazie anche all’intraprendenza di dinamiche dinastie imprenditoriali – soprattutto nel settore dei prodotti agro-alimentari – e collocandosi a buon diritto tra i comuni più ricchi dell’area lombarda.

Durante la seconda guerra mondiale, nella frazione di Valaperta si compì un eccidio di quattro partigiani da parte delle brigate nere, comandate da Giuseppe Gaidoni ed Emilio Formigoni (padre di Roberto Formigoni – vedi qui -).

Chiesa parrocchiale di San Giorgio

File:Chiesa Prepositurale Casatenovo.jpg

Parrocchia prepositurale di San Giorgio Martire

Sebbene le origini della Chiesa Parrocchiale risalgano al XIII secolo, l’aspetto attuale deriva da un radicale rifacimento cui fu sottoposta nel 1635. L’edificio, con pianta a croce, si caratterizza nel suo complesso per un gusto barocco, da cui si allontana lo stile neoclassico della facciata, realizzato all’inizio del XIX secolo, durante interventi di restauro affidati all’architetto Carlo Amati.

Chiesina di Santa Margherita
Edificata sulle rovine di un antico monastero, questa chiesa presenta un impianto tipicamente medioevale con la navata che si conclude in un’abside semicircolare.
La riedificazione della struttura data al 1462, come indicato da un’iscrizione conservata nella chiesa. I pregevoli affreschi che la decorano risalgono al 1463, ma la loro attribuzione rimane a tutt’oggi incerta.
I dipinti, restaurati nel 1986, appartengono alla produzione artistica lombarda di età tardo gotica.
La parte centrale dell’abside si compone di una “mandorla” mistica che raffigura l’incoronazione della Vergine, attorniata da schiere di angeli; la parte inferiore rappresenta gli Apostoli che assistono adoranti alla scena.
Lo zoccolo è affrescato da immagini monocrome che rappresentano i mesi dell’anno.
Chiesina di Santa Giustina

File:Chiesa santa giustina casatenovo.jpg

Chiesina di Santa Giustina

Le prime notizie certe relative all’esistenza di questo antico luogo di culto datano al 1062, mentre il campanile risale al periodo romanico, sebbene sia stato rimaneggiato nel XVI secolo.
In origine questa chiesa, voluta dalla nobile famiglia Casati, sorgeva forse all’interno delle mura del castello. Tuttavia, dell’impianto originario non si è conservato quasi nulla a seguito di un cattivo restauro realizzato nel 1643, responsabile della cancellazione della maggior parte degli affreschi. Ulteriori interventi furono effettuati nel XIX secolo, con il rifacimento della facciata frontale. All’interno è custodito un notevole ciclo di affreschi in buone condizioni che decora la parete di fondo e ritrae la Vergine in trono con il Bambino ed un angelo, circondata dai Santi Bernardino e Francesco e dai Santi Sebastiano e Rocco.
Non ben conservati sono invece gli affreschi nella cappella sinistra, risalenti al secondo decennio del Cinquecento, e raffiguranti i Padri della Chiesa e l’Eterno.
Villa Casati-Facchi

File:Villa facchi casatenovo.jpg

Villa Casati-Facchi

Il nome di questa residenza patrizia deriva da quello dei suoi primi proprietari, i Casati, che qui abitarono per tutto il XVIII secolo, e da quello della famiglia Facchi, che entrò in possesso della villa nel 1881, inaugurando importanti lavori di restauro.
Dell’impianto originario, collocato ai margini del nucleo storico di Casatenovo, si sono conservate sia la pianta a “U” sia la facciata rivolta al paese, inalterata nella distribuzione regolare delle finestre e negli angoli a bugnato.
Nel corso del tempo la villa si è ampliata grazie alla costruzione del corpo della portineria con scuderie annesse e del portico laterale a sud.
Furono, inoltre, restaurati gli affreschi che abbelliscono le stanze della villa.
Dal 1989 una parte dell’edificio ospita la Biblioteca Comunale.
Villa d’Adda-Mariani
File:Villa dadda mariani casatenovo.jpg
Villa d’Adda-Mariani
In località Galgiana sorge questa residenza, la cui edificazione sembra risalire alla seconda metà del XVI secolo, quando il banchiere Rinaldo d’Adda di Olginate, capostipite dei marchesi di Pandino, acquistò alcuni immobili presso questa frazione. Nel 1963 l’edificio fu donato in parte all’Istituto milanese dei sordomuti e in parte all’Amministrazione Comunale. Attualmente ospita la Civica Scuola di Musica e l’auditorium “Graziella Fumagalli”.
Il complesso si compone di due corpi di dimensioni diverse, posti uno di fronte all’altro ai lati del cortile d’onore. Essi furono entrambi rimaneggiati agli inizi del XVIII secolo per volontà del marchese Benedetto. Allo stesso periodo risalgono i giardini all’italiana presso la corte e prospicienti la villa. Una cancellata in barocchetto costituisce l’ingresso alla struttura.
Villa Lattuada
Eretta nel 1858 su progetto di Antonio Tagliaferri e per volere della famiglia Lattuada, la villa sorge in località San Giacomo. L’edificio, la cui architettura richiama quella delle cattedrali gotiche, presenta una forma quadrangolare, arricchita da due torri elevate sul versante occidentale. Di stile barocco, invece, il portico sul fronte della villa.
Villa Lurani-Cernuschi
Molto probabilmente questo edificio è stato costruito sul medesimo luogo dove sorgeva l’antico castello duecentesco, rimaneggiato dalla famiglia Casati. Nel 1587 gli allora proprietari del castello, gli Sforza, lo cedettero alla famiglia Lurani. Dell’antica struttura non rimane alcuna traccia, dal momento che nel corso dei secoli la villa è stata sottoposta a numerosi rifacimenti, il più importante dei quali realizzato sul finire del XVIII secolo.
Attualmente le linee architettoniche della villa richiamano i canoni neoclassici, mentre la torre che spicca dal blocco principale, aggiunta alla fine dell’Ottocento, rivela un gusto neo-gotico. Un giardino paesaggistico circonda la villa su tre lati.
Cascina Rancate
File:Cascina rancate casatenovo.jpg
Cascina Rancate
L’edificio, forse di proprietà dei De Casate, risale al 1380 e nel 1634 fu acquistato dai Simonetta, che resero pubblico l’oratorio dedicato a Sant’Antonio da Padova, affiancato alla torre.
All’interno è custodita una pala che raffigura la Vergine con il Patrono. Il complesso della cascina, racchiuso in una corte rettangolare, presenta un nucleo padronale di fattura cinquecentesca, con tracce di merlatura ed una torre edificata sul lato meridionale.
Cassina de’ Bracchi
La frazione di Cassina de’ Bracchi dista circa 3,5 chilometri dal centro del paese ed è una delle più piccole di Casatenovo.
Cassina de’ Bracchi è nota perché ospita nel suo territorio la chiesa di Sant’Anna, sorta negli anni Cinquanta, e l’omonima statua, datata 1909. Nel mese di luglio, in occasione della festa del paese, gli abitanti erano soliti organizzare la settimana paesana, una sette giorni di festa in onore della patrona. L’ultima edizione risale al luglio 1984, poi ripresa nel 2009 dai ragazzi locali.
La frazione fa parte, con Galgiana, della Comunità Pastorale Maria Regina di tutti i Santi di Casatenovo.
Economia
Dal punto di vista dello sviluppo economico il paese è stato fortemente segnato dalla presenza del Salumificio Vismara, attualmente facente parte del Gruppo Ferrarini, la cui  prospettiva di rilocalizzazione sul territorio ha come corollario una probabile forte influenza anche sui futuri sviluppi economici di Casatenovo. La ricollocazione della Vismara ha infatti tra i suoi obiettivi anche la crezione delle condizioni favorevoli all’insediamento di altri rami d’azienda e possibilmente di nuove attività ad alto valore aggiunto. La presenza in paese dell’azienda lattiero-casearia Galbusera, che già dispone di un insediamento produttivo in Casatenovo e ne ha programmato la realizzazione di un altro, e di Mangimi Brianza, importante azienda produttrice di alimenti zootecnici, fa di Casatenovo e del Casatese un potenziale distretto dell’industria agro-alimentare.
Ovviamente il sistema economico di Casatenovo consta anche di un insieme di altre attività produttive, di natura prevalentemente artigianale, e di attività di natura commerciale ed agricola. Per quanto concerne le attività commerciali va evidenziata la presenza di due importanti centri commerciali e la presenza di tre attività di commercio al dettaglio di medie dimensioni. Altra caratteristica di Casatenovo è la presenza di bar, pub e ristoranti con ampi bacini d’utenza prevalentemente sovracomunali.


7 Maggio 2009
Auditorium Don Bosco
via Melchiorre Gioia 48
20124 – Milano
Ore 9.00

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F r a n c o M o l t e n i
evocazioni del corpo
a cura di Dorian Cara e del Centro per la Conservazione delle Opere d’Arte Ferrari Restauri
Carimate (Como)
Salone Civico del Torchio – Piazza Castello
Inaugurazione sabato 25 aprile 2009 alle ore 18.30
A Carimate, dal prossimo 25 aprile sarà possibile ammirare – eccezionalmente – 50 sculture circa dell’artista di Cantù
(Como) Franco Molteni, scomparso nel 2001.
La mostra retrospettiva, curata da Dorian Cara e da Antonella Ferrari del Centro per la Conservazione delle Opere
d’Arte Ferrari Restauri, intende valorizzare il lavoro del significativo maestro scomparso, in attesa delle più ricche e
doverose celebrazioni previste per il centenario della nascita, nel 2012.
Erede dell’antica tradizione canturina dell’intaglio, Franco Molteni, nato nel 1912, è stato artista di indubbio carisma e
versatilità nel plasmare la materia, non solo quella lignea, ma anche su cera, creta, gesso, terracotta, marmo, metallo e
polistirolo.
Formatosi all’Istituto Statale d’Arte di Cantù (Como), e successivamente all’Accademia di Brera a Milano, con una breve parentesi all’Accademia di Belle Arti di Roma, dal 1957, si trasferisce per circa 30 anni nel cantone svizzero del Vaud, presso Vevey, prima, e Montreaux, dopo. Qui, nel suo laboratorio, prosegue quella attività artistica, alternata
all’insegnamento che lo afferma nella Svizzera francofona, realizzando diverse esposizione personali e collettive, e
tributandogli innumerevoli premi e apprezzamenti sia dalla critica che dal pubblico.
La sua fama di intagliatore ligneo gli è valsa la committenza, da parte dell’attore Charlie Chaplin, per la decorazione della sua residenza Manoir de Ban, presso Corsier-sur-Vevey tra il 1959 e il 1960.
Nello stile di Molteni, ben rappresentato dai diversi tipi di esecuzione esposte alla mostra di Carimate, emergono echi,
spunti e letture rigenerate dell’opera di grandi maestri storici come Medardo Rosso e Amedeo Modigliani, fusi – originalmente – ad elementi naturalistici e della scultura primitiva africana, richiamata in segni ancestrali come le torsioni di corpi danzanti, e, infine, con motivi stilistici desunti dalla formazione accademica di fine Ottocento e inizi Novecento di cui era in possesso.
L’esito è duplice, da un lato, la materia generata dalla luce, dall’altro la figura talvolta grottesca, che viene espressa in funzione di arredo, in forme di nuovo design: si pensi alle cariatidi concepite a montanti di camino, alle botti intagliate con scene di vendemmia, ai torchi il cui perno è una figura danzante, a maniglie in forma di sirene, e a cavalli marini come fermi per il camino.
La scultura di Franco Molteni è quindi qualcosa di più della rappresentazione immobile della realtà, ed essa diviene oggetto ludico quotidiano e in movimento, mai inutile, anzi richiamo efficace alla bellezza costruita con incantevole poeticità.

Inaugurazione: sabato 25 aprile 2009 h. 18.30
25 aprile – 8 maggio 2009
Orari:
Martedì – Venerdì 18.00 – 22.00
Sabato e Domenica 10.00 – 19-00
Venerdì 1 maggio 10.00 – 19-00
Per informazioni:
Biblioteca Civica di Carimate
Tel / Fax +39 031-791717
e-mail biblioteca@comunecarimate.it
Centro per la Conservazione delle Opere d’Arte Ferrari Restauri
Via privata Maria Teresa, 7 – 20123 Milano
Tel / Fax . + 39 02-89013147
e-mail ferrestauri@fastwebnet.it
sito internet http://www.ferrarirestauri.it
Come raggiungere il Torchio di Carimate:
• da Milano (distanza 36 Km.), prendere la S.S. 35 Milano-Meda e uscire a Lentate sul Seveso Nord, lasciare sulla destra la S.S. 35 e prendere per circa 2 km la S.P. 44 bis. Girare alla rotonda a sinistra, proseguendo per la S.P. 32 fino allo svincolo per Carimate, quindi proseguire seguendo le indicazione Centro-Castello.
• da Como (distanza 18 Km.), prendere la S.S. 35 sino a Cermenate, svoltare a sinistra e prendere la S.P. 34 per Asnago di Cantù per circa 3 Km. Quindi, svoltare a destra per altri 2 Km circa e seguire le indicazioni Centro-Castello.
Cura, testi critici, foto e grafica Dorian Cara
Organizzazione e allestimento Antonella Ferrari
Centro per la Conservazione delle Opere d’Arte Ferrari Restauri Giulia Berardi, Carla Frigerio, Marina Pitti, Rachele Riva, Claudia Sanvito
Iniziative correlate
• Giovedì 30 aprile, alle h. 20.30 presentazione del libro di Renato Ornaghi, Il Cammino di Sant’Agostino in Brianza
Il volume ripercorre il Cammino di Sant’Agostino – ormai definito il Cammino di Compostela della Brianza – descrivendo quel percorso di pellegrinaggio a piedi di circa 350 km. e della durata di due settimane, che congiunge 25 santuari mariani del territorio brianzolo, transitando inoltre per “Rus Cassiciacum” – nel comune di Cassago Brianza – luogo dove Agostino visse, meditò e scrisse prima del suo battesimo per mano del vescovo Ambrogio.
• Sarà possibile l’apertura in orario mattutino della mostra a tutte le scolaresche interessate, previo appuntamento con la biblioteca di Carimate (031-791717)

[si ringrazia Brianze]

Dal 21 al 27 giugno al Parco dell’Adamello (Lombardia)
SETTIMANE NATURA NEL PARCO DELL’ADAMELLO PER BAMBINI DA 8 A 11 ANNI
Una settimana di giochi ed attività all’aperto per scoprire gli aspetti
più nascosti del Parco dell’Adamello percorrendo comodi sentieri e trincee
utilizzate durante la Grande Guerra, riscoprire gli antichi sapori delle
tradizioni agricole della montagna… divertenti prove di orientamento nel
bosco, un’emozionante notte in tenda… una visita ad una fortezza fatta di
alberi come il roccolo dei Ciusk e per finire un’indimenticabile “battesimo
della sella” con Ulula la cavalla del Parco! I posti sono limitati ed è
necessaria la prenotazione.
Per info: Casa del Parco dell’Adamello-Alternativa Ambiente Via Nazionale,
132 – 25059, Vezza d’Oglio – Tel/Fax: 0364/76165 – E-mail:
alternamb@libero.it – Sito web: www.alternativaambiente.com

Altre info sul Parco dell’Adamello
http://www.parks.it/parco.adamello