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Archive for the ‘Lario’ Category

Val Camonica

395 milioni di anni fa
Sul finire dell’era paleozoica, dal periodo Devoniano (395 milioni di anni fa) al periodo Permiano (280 milioni) un grandioso fenomeno geologico, denominato ercinico, interessa tutta l’Europa e determina la formazione di una catena montuosa precedente quella alpina attuale. In parte il fenomeno è costituito dalla formazione della crosta continentale in zolle, con frantumazioni ed attività vulcaniche, e successivi movimenti delle stesse zolle che, comprimendosi, determinano forme montuose spingendo verso l’alto sia le rocce originate dai sedimenti marini, sia rocce continentali.

Prendendo il posto della catena ercinica, le Alpi ne hanno lasciato ben poche testimonianze, chiare comunque sui monti a nord della Valsassina, in territorio lecchese (350 milioni di anni fa) e, più recenti, sul Pizzo dei Tre Signori e sul varrone (280 milioni).

200 milioni di anni fa
Circa 230 milioni di anni fa (periodo triassico) inizia la grande deriva dei continenti. Un’enorma fessura nella crosta terrestre si crea sulla linea oggi segnata dai sistemi montuosi Alpi-Himalaya. La fessura è delimitata da due insiemi di zolle, a nord la Laurasia e a sud la Gondwana. La Laurasia è composta dagli attuali Nord America, Europa ed Asia (India esclusa), la Gondwana da Sud America, Africa, Australia, Antartide ed India. La fessura è via via occupata da un mare, denominato Tetide, sul cui fondo si depositano sedimenti originati dall’erosione delle terre emerse, da banchi corallini, da microrganismi.
La Tetide raggiunge la sua massima espansione nel periodo Cretaceo, circa 140 milioni di anni fa.

100 milioni di anni fa
Le zolle continentali cominciano a muoversi, stavolta l’una verso l’altra. La sponda settentrionale si immerge sotto quella meridionale. Lungo la linea di immersione si accatastano le rocce formatesi sul fondo della Tetide. L’enorme pressione tra i lembi delle due zolle le fa in parte emergere, in parte emergere verso l’alto, spingendole sotto forma di falde sulla zona settentrionale.
Alla fine del fenomeno, chiamato orogenesi alpina e durato da 70 a 5 milioni di anni fa (periodo Terziario dell’Era Cenozoica), si è creato un fronte lungo circa 1000 chilometri e profondo 100. Sono nate le Alpi.
Alla fine di questo periodo, alcune masse si sono riavvicinate, com’è accaduto tra continente africano ed Europa meridionale, con la creazione delle Alpi, e l’India che è andata ad incastrarsi profondamente nell’Asia dando origine all’Himalaya. Altre si sono allontanate, come il Sudamerica dall’Africa (ancor oggi si può vedere come i loro profili combacino) e l’Australia dall’Antartide.

Tra 40 e 15 milioni di anni fa
Verso quello che sta sempre più assomigliando all’attuale Mediterraneo, i fiumi trascinano rocce cristalline e grossi ciottoli calcarei meridionali (originari della Tetide), insieme a marne ed arenarie. La cosiddetta Gonfolide di Como raggiunge, in questo periodo, oltre 2000 metri di spessore.

Tra 15 e 5 milioni di anni fa
Si chiudono le comunicazioni con l’oceano ed il livello del Mediterraneo si abbassa bruscamente. I fiumi alpini tendono quindi ad abbassarsi a loro volta, incidendo profondamente il loro letto ed originando dei canyon. L’Adda, per sfociare nel Mediterraneo a sud di Como, si apre la strada ai piedi dei monti tagliando i depositi della Gonfolite. I canyon del Ticino, dell’Adda e dell’Oglio, fiumi subalpini, nel tratto scavato tra le montagne hanno oggi dei fondali a livello inferiore a quello del mare, a differenza dei laghi transalpini che hanno invece dei fondali a livello superiore, in quando restano sempre in comunicazione con l’oceano.
Il fenomeno geologico è riscontrabile lungo tutte le coste del Mediterraneo, sul Nilo, nelle valli del Rodano e del Var, nei canyon sottomarini della Provenza.
In questo periodo la depressione del ramo lecchese del lago ancora non esiste. Soltanto nel corso delle successive glaciazioni dovrebbe essersi erosa la via oggi segnata dal ramo lecchese. Solo tra le due ultime glaciazioni, trovato il ramo comasco sbarrato da nuove formazioni moreniche, l’Adda avrebbe preso il suo corso attuale.

Da 600 mila a 120 mila anni fa
Siamo nell’Era Quaternaria, tuttora in corso. A segnare profondamente la configurazione del territorio del Lario sono le 4 grandi glaciazioni, l’ultima delle quali, quella denominata di Wurn (120 mila anni fa), lascia i segni oggi maggiormente riscontrabili sul territorio lariano. Durante le glaciazioni, enormi masse di ghiaccio trasportano verso sud materiali diversissimi, creando depositi morenici, argillosi, sabbiosi o a ciottoli.
Il ghiaccio dell’Adda scenderà lungo lo spacco del Lario, ricoprendo l’intera regione fino a congiungersi ai ghiacciai paralleli del Ticino. Ben visibili sono oggi, lungo le pareti dei monti, le levigature provocate dal pietrone spinto in avanti da ghiaccio. In alcune zone il deposito di materiale franoso comporterà la creazione di fasce di terrotrio particolarmente fertile, come a Dervio e, in misura minore, a Bellano e a Varenna. Tutte zone favorevoli all’insediamento umano, come pure i depositi morenici sui fianchi delle valli.
Gli anni dell’età glaciale sono definiti Pleistocene. Eccone la suddivisione (cifre in millenni):
600-540: prima era glaciale (Gunz)
540-480: prima era interglaciale (Gunz-Mindel)
480-430: seconda era glaciale (Mindel)
430-240: seconda era interglaciale (Mindel-Riss)
240-180: terza era glaciale (Riss)
180-120: terza era interglaciale (Riss-Wurm)
120-10: quarta era glaciale (Wurm)
Storicamente ed antropologicamente, lo stesso periodo viene definito Paleolitico (o “della pietra antica”) e si suddivide in tre fasi:

600-100: paleolitico inferiore
100-50: paleolitico medio
50-10: paleolitico superiore.

ritrovamenti litici, Val Cavallina (Bergamo)

Tra 120 mila e 10 mila anni fa
È il periodo dell’ultima glaciazione, e a questa epoca potrebbero riferirsi (il condizionale è però d’obbligo) le più antiche tracce di presenza umana nel territorio lariano, rinvenute nelle grotte del Buco del Piombo, sopra il comune di Albavilla, e del Tanum nell’alta valle del Cosia. Si tratta di selci lavorate, che però potrebbero anche essere state trascinate nelle grotte dall’acqua proveniente da altre cavità collegate. Siamo nella prima età della pietra, e le popolazioni che abitano il territorio del Lario sono nomadi, cacciatori e raccoglitori che si spostano da zona a zona, nei periodi caldi o tra una glaciazione e l’altra, senza creare insediamenti artificiali. Attorno a 50 mila anni fa sono datate le selci lavorate rinvenute nel sottosuolo di Bagaggiara (Val Curone, Merate).

L’evoluzione dell’uomo 4.000.000 a.C.
– primi ominidi conosciuti 1.750.000 a.C.
– utensili di pietra 600.000 a.C.
– il Pithecantropus si evolve 200.000 a.C.
– forse l’Homo Sapiens
– uso del fuoco 95.000 a.C.
– Homo Sapiens definitivamente evoluto, sepoltura dei morti 30.000 a.C.
– prime arti 9.000 a.C.
– inizia l’allevamento degli animali e forse anche l’agricoltura.

Dall’8000 al 2000 a.C.
Gli stanziamenti umani più remoti furono nei dintorni di Varese: sull’Isolino del lago e, assai più cospicui tanto da aver dato il nome ad una cultura, alla Lagozza presso Gallarate.
Le caratteristiche della Lagozza sono utensili in pietra levigata ed una ceramica primitiva a bocca quadrata. Gli oggetti denunciano la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento. Tracce simili sono presenti nelle torbiere di Bosisio Parini.
Anche la torbiera di Albate potrebbe essere stata il centro di insediamenti simili, ma i reperti sono troppo scarsi per averne la certezza.
I resti di palafitte neolitiche sono stati individuati anche nel lago di Montorfano.
Assai più recenti (2500 a.C. circa) sono i reperti del Buco della Sabbia, una grotta del Monte Cornizzolo nei pressi di Civate, una vera e propria necropoli con frecce di selce, oggetti d’oro ed ornamenti in rame.

Intorno al 2000 a.C.
Si espande la colonizzazione dell’area del Lario. Resti di palafitte sono presenti sull’Isolino dei cipressi del lago di Pusiano, al Pescherino tra Malgrate e Lecco, al lavello di Calolzio sull’Adda, sul lago di Segrino.
Si tratta comunque di culture assai primitive, specialmente se confrontate con quelle dominanti nella stessa epoca in Egitto e Asia Minore.
Occorre attendere la seconda metà del secondo millennio a.C. e l’arrivo dei popoli appartenenti al ceppo indoeuropeo, originario della pianura del Volga (i celti) per un vero salto di qualità.

Ritrovamenti paleolitici nel comasco (Museo di Como)

Tra la fine del XIII secolo ed agli inizi del XII secolo a.C.
Fondazione di Como. L’ipotesi più verosimile è che avvenga ad opera delle popolazioni liguri che nel Neolitico abitavano nell’odierna Lombardia. Verso la fine del II millennio cercano spazio per nuovi insediamenti. Oggi ne conosciamo certamente uno, quello presso il borgo di Golasecca, lungo il Ticino a sud del lago Maggiore. Hanno subito l’influenza dei Celti. In particolare, ne hanno appreso un’usanza funebre, la cremazione. I resti dei corpi inceneriti vengono raccolti in urne di terracotta o metallo, deposte poi in tombe scavate nel terreno.
Strettamente legati alla “civiltà di Golasecca” sono i Liguri che, verso il 1000 a.C. si stabiliscono sui colli attorno a Como, dando vita ad una civiltà a sua volta originale, quella della Ca’ Morta.
Como viene fondata sulle pendici sud-occidentali del Monte Croce, tra gli attuali abitati di Breccia, Prestino, Leno e San Fermo.
Tito Livio chiamò il centro princiaple Comun Oppidum. Gli abitanti seppelliscono i defunti a valle, appunto alla Ca’ Morta.
Alcune borgate attrezzate a difesa, definite castella da Tito Livio, sorgono sulle alture vicine: Moncucco, Cardano, Vico, Vergosa, Trecallo, Civiglio, ed altre, per un totale di 28.
Necropoli vuol dire cimitero, città dei morti. E la necropoli della Ca’ Morta è appunto il cimitero degli antichissimi abitanti di Como. Con Ca’ Morta si intende una zona molto vasta, situata tra Rebbio, Breccia e Grandate, che deve il suo nome ad una costruzione rustica, ora abbattuta, che sorgeva lungo il tracciato della Statale dei Giovi. Ma non è da escludere che fosse vero il contrario, e che cioè la costruzione dovesse il suo nome alla località in cui sorgeva. Ca’ Morta significa “casa dei morti”.
I terreni della Ca’ Morta servivano un tempo per l’estrazione di ghiaia e sabbia, ed è durante i lavori di scavo che i primi reperti vennero alla luce (1842).
Gli antichi comaschi scavavano nel terreno una fossa circolare o poligonale, la rivestivano di pietre e vi collocavano l’urna cineraria, in terracotta o bronzo, con i resti del defunto e gli ornamenti che questi aveva indosso durante la deposizione sul rogo. Nella buca (o “pozzetto”) venivano collocati anche alcuni oggetti utilizzati durante il rito funebre. Quindi la tomba era chiusa con un lastrone di pietra. Pochissime le armi ritrovate, a testimonianza del carattere per lo più pacifico delle popolazioni.
I reperti risalgono ad un’epoca compresa tra l’XI ed il V secolo a.C..
La presenza dei vari oggetti di importazione, soprattutto vasellame, dimostra l’intenso rapporto commerciale con gli Etruschi e, in misura minore, con Veneti e Celti.

Dal X al VII secolo a.C.
La civiltà comacina si sviluppa sostanzialmente in pace ed indipendenza. Verso la fine del VI secolo gli Etruschi arrivano nella Valle Padana, spingendosi oltre il Po e stabilendosi a Mantova e a Melpum, forse l’odierna Melzo. Non raggiungono il territorio lariano, ma intrecciano intensi scambi commerciali con i Comacini, all’apice della loro attività.
Incomincia a diffondersi un alfabeto di chiara provenienza etrusca.

VI-V secolo a.V.
La prima calata dei Galli, popolazione celtica stabilitasi nell’attuale Francia, avviene nel 520 a.C., la seconda attorno al 400 a.C.
Lo storico Polibio la situa tra il 390 ed il 387.
Il territorio lariano rimane pressoché indenne da questa seconda difesa. I Galli vincono gli Etruschi al Ticino, occupando l’Italia del nord fino all’Adige, passano il Po stanziandosi in Emilia e nelle Marche (Senigallia).
Gallia Cisalpina viene denominato tutto il nord Italia, escluso il Veneto. Nel 390 i Galli si scontrano con i romani una prima volta a Clausium (Chiusi).
Il 18 luglio 387 li sconfiggono sul fiume Allia. Roma viene conquistata e devastata dai Galli guidati da Brenno, che cingono d’assedio il Campidoglio e si ritirano solo dopo il pagamento di un pesante riscatto.
Autorevoli studiosi si dicono convinti che molto del carattere e dell’impronta celtica possa essere rimasto negli abitanti del Lario.

Dei celti ci parlano antichi come Polibio, Posidonio, Strabone e Diodoro Siculo. Intanto il nome. Chiamati Celti dai Greci, quelli incontrati dai romani e provenienti dalla Gallia (Francia) furono appunto chiamati Galli. Pare fossero alti, di carnagione chiara, con i capelli lunghi e biondi. Di carattere estroverso, costituivano una società rigidamente maschile, in cui le classi dominanti erano due: i cavalieri ed i druidi (sacerdoti). In costante movimento, con famiglia e schiavi, erano organizzati in tribù autonome. Vivevano in modo assai primitivo, dormendo sulla nuda terra e cibandosi per lo più di latte e carne di maiale. Erano armati con lunghe lance di ferro, uno scudo e spade che agivano solo di taglio. In battaglia usavano carri montati da due guerrieri. I nemici vinti erano decapitati ed i teschi appesi sulla porta delle capanne. Qui essi conservavano pure i teschi dei parenti: un’usanza questa che, trasportata nei cimiteri, era in vita sul Lario fino al secolo scorso.

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