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Archive for the ‘Castiglione Olona’ Category

Nella storia dell’arte lombarda del Quattrocento un importante punto di riferimento è rappresentato dall’esperienza artistica di Masolino da Panicale (1383-1440) che operò nel borgo di Castiglione Olona (Varese).
Nel 1435, infatti, l’artista affresca il Battistero con le Storie di San Giovanni Battista e la volta absidale della Collegiata con sei episodi tratti dalle Storie della Vergine.
Il pittore viene invitato a Castiglione dal cardinal Branda, che lo aveva conosciuto a Firenze dieci anni prima, durante i lavori, in collaborazione con Masaccio, alla Cappella Brancacci. Masolino vive negli anni del primo Rinascimento, anche se per formazione è ancora legato alla cultura del gotico internazionale: con questo nome si definisce lo stile artistico che fiorisce nelle corti di tutta Europa tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, caratterizzato da linee raffinate, ricchezza cromatica, attenzione ai particolari, atmosfere fiabesche.
Nonostante Masolino colga l’importanza e la qualità delle innovazioni figurative rinascimentali, tende ad una soluzione moderata, che aggiorni e rinnovi la tradizione precedente senza rinnegarla.
Nelle sue opere, infatti, cerca di conferire maggior respiro alle composizioni, tenta di adottare la visione prospettica e di interpretare le figure, attribuendo loro maggior senso plastico e naturalismo.
Negli affreschi del Battistero di Castiglione Olona è visibile questa mediazione tra gusto gotico cortese e novità rinascimentali. Essi rappresentano il capolavoro di Masolino e sono l’espressione della sua maturità artistica.

Il gotico internazionale, detto gotico cortese o fiorito,
ebbe ampia diffusione non solo in pittura, scultura ed architettura, ma anche
nelle cosiddette arti minori, come la miniatura e l’oreficeria.

L’edificio, situato accanto alla Collegiata, è costituito da due vani quadrilateri e presenta al suo interno la vasca battesimale. Le pareti e la volta narrano alcuni momenti della vita di San Giovanni Battista: la Predica, il Battesimo di Gesù, il Banchetto di Erode, la Consegna della testa di Giovanni a Erodiade. In particolare, la scena del Banchetto di Erode rappresenta sia il momento in cui Salomè chiede ad Erode la testa del Battista come ricompensa della propria danza, sia il momento in cui la donna la offre alla madre Erodiade; le figure sono collocate entro una loggia ed un porticato, utilizzando in modo parziale le regole della prospettiva. Le architetture, scorciate secondo due punti di vista diversi, restano, perciò, una cornice decorativa dove collocare personaggi eleganti e delicati, vestiti con abiti quattrocenteschi, in un’ambientazione contemporanea all’artista.

Gli affreschi della Collegiata sono firmati con la sigla
“Masolinus de Florentia pinsit” e testimoniano lo stile
dell’artista, caratterizzato dall’eleganza delle figure
e dall’equilibrio compositivo delle scene.

Sullo sfondo, fatto di alture e montagne dai tenui colori pastello, avviene la sepoltura del Santo. La rappresentazione del mondo naturale, la distribuzione della luce chiara, le forme dalle linee allungate si ritrovano anche nell’affresco del Battesimo di Gesù presso il Giordano: San Giovanni battezza Gesù, immerso fino alle gambe, nelle acque limpide e trasparenti del fiume. Su una sponda, tre angeli aspettano, reggendo le vesti di Cristo, mentre sull’altra, dietro a Giovanni, alcuni credenti si apprestano a ricevere il sacramento.

Agli inizi del Quattrocento un’altra figura di spicco è quella di Michelino da Besozzo, di origine sepriese e pavese d’adozione. Pittore e miniatore tra i più celebrati della sua epoca, egli nacque a Besozzo intorno all’anno 1370 e di lui si hanno notizie dal 1388 al 1445. L’artista, “summus in arte pictoria et designamenti”, lavorò prevalentemente a Pavia, a Milano, presso la Fabbrica del Duomo, e in alcune città del Veneto come Venezia e Vicenza.
Il grande merito di Michelino è di aver saputo fondere la preziosità del Gotico internazionale all’espressione di una umanità dolce e spontanea. Tra le sue opere si sono conservate prevalentemente miniature come, per esempio, le decorazioni del Libro d’Ore (libro manoscritto di preghiere per laici) ad Avignone e dell’Offiziolo Bodmer di New York.

Con il termine di miniatura si intende l’arte del dipingere figure o disegni minutissimi
con colori molto vivi (rosso minio, oro, azzurro oltremarino)
per decorare codici, messali, pergamente e libri di vario genere.

La tavoletta con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, conservata alla Pinacoteca Nazionale di Siena, risale alla tarda attività dell’artista (1420 circa): in tempera e oro, è l’unica opera che presenta la firma di Michelino. Un prezioso sfondo dorato incornicia il matrimonio spirituale della santa: il Bambino, nel grembo della Vergine in trono, porge l’anello ad una Caterina fanciulla e principessa, che porta la corona ed è vestita con un mantello rosso dai bordi in ermellino; ai lati assistono all’evento San Giovanni Battista e Sant’Antonio Abate.
Le corone, le aureole ed il trono sono realizzati a rilievo in pastiglia dorata, rendendo ancora più raffinata l’opera. Le figure sono allungate, definite da una linea sinuosa che crea un’armonia tra disegno e colore; i visi di Maria, di Gesù Bambino e della Santa hanno espressioni delicate e sono caratterizzati da grande tenerezza e soavità. Con i personaggi dei santi, dall’aria lievemente malinconica, raffigurati magri e barbuti, Michelino è riuscito a combinare, in un perfetto equilibrio artistico, astrazione decorativa, ideali cortesi ed elementi dal vero.

La committenza illuminata del Cardinal Branda Castiglioni

La famiglia Castiglioni deve il suo nome alla località di Castiglione Olona, che, a seguito della politica di infeudamento dei benefici legati alle pievi della diocesi milanese, passò all’inizio dell’anno Mille ad un membro della dinastia.
A questa famiglia appartennero personalità importanti nella chiesa, nella politica, nelle lettere e nelle armi: ricordiamo qui la figura del Cardinal Branda (1350-1443), colui che fece di Castiglione Olona “un’isola di Toscana in terra di Lombardia”.
Dopo gli studi in diritto canonico e civile a Pavia, Branda intraprese la carriera ecclesiastica prima come legato apostolico e poi come cardinale, iniziando così un’intensa attività diplomatica e pastorale. Uomo di grande cultura e di raffinata sensibilità per l’arte in tutte le sue manifestazioni, nel 1422 egli ottenne, da Papa Martino V, una Bolla per rinnovare il paese natale con la costruzione della Collegiata, del Battistero, del Palazzo nobiliare e della Chiesa di Villa, dedicata al Corpus Domini.
Il cardinale volle ristrutturare l’antico borgo fortificato e abbellirlo con importanti opere d’arte, rendendolo un significativo centro culturale e spirituale.
Per la decorazione di questi edifici sacri e della residenza privata vennero chiamati dalla Toscana artisti famosi, sensibili al nuovo clima rinascimentale fiorentino come Masolino da Panicale, Lorenzo Vecchietta e Paolo Schiavo.

[Verena Vanetti in Provincia da scoprire su Varese Focus, n. 1/2009]

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