Feeds:
Posts
Comments

Archive for the ‘Brianza’ Category

Nel XIV secolo la storia di Vimercate è legata ad una figura autorevole, influente ed affascinante, ad uno stimato esperto e facoltoso consigliere e finanziatore degli Sforza, il condottiero di ventura Gaspare da Vimercate.

Francesco Sforza affidò l’importante feudo di Vimercate a Gaspare che, ben introdotto negli ambienti imprenditoriali e mercantili non solo di Milano ma anche di Genova e di Venezia, in stretti rapporti d’affari con molti banchieri, fu tra i suoi più influenti cortigiani, suo facoltoso finanziatore e gli fece da garante e referente in materia finanziaria.

Quale fu l’origine di questi condottieri, delle compagnie di ventura che diventeranno un fenomeno di grande rilievo nella realtà europea di quei secoli, parte integrante della società?
Nate dopo il Mille dal disfacimento feudale spagnolo, fiammingo e tedesco, queste milizie mercenarie dilagano in Italia. Le prime truppe sono masnade formate da soldati di mestiere pronti ad uccidere e a farsi uccidere per denaro e per bottino. A combattere non sono più i liberi cittadini dei comuni che in armi facevano quadrato intorno al carroccio, ma non sono ancora i professionisti della guerra che troveremo in seguito, sono bande per lo più di emarginati, esclusi dalle varie attività, fuoriusciti dal proprio comune ed i loro comandanti, senza alcuna consapevolezza politica o morale, sono spinti solo dal miraggio del bottino.
Queste brigate non sono ancora vere compagnie, la disciplina è pressoché nulla, l’organizzazione militare approssimativa, la fedeltà verso i committenti un’opzione, la sete di bottino enorme…
Quando non sono al soldo di qualche nobile o re praticano il brigantaggio imponendo taglie ai villaggi prosperosi ed incendiando quelli poveri.
Il termine masnada, nato dal provenzale maisnada (famiglia, servitù), passò ad indicare un gruppo di sbandati senza disciplina, ed ancor oggi viene utilizzato in quel senso.

Nel XIV secolo, epoca in cui si rese necessaria la presenza di truppe armate per motivi economici o politici, non conveniva reclutare all’interno della comunità: nasco così una nuova era per le compagnie di ventura. Capitani di ventura italiani subentrano a quelli stranieri, è il capitano che sceglie i suoi uomini e non viceversa: inizia un reclutamento mirato.
L’addestramento alle armi dipende dal capitano che arma gli uomini e li paga trattando direttamente con i Signori che richiedono una prestazione mercenaria, stabilendo un preciso contratto, la condotta, e il capitano diventa il condottiero.
La condotta specifica la durata e le condizioni dell’ingaggio, il numero degli uomini e delle armi. Gli uomini sono divisi in squadre al comando di un caposquadra, un superiore è addetto alla designazione degli alloggi, un camerlengo amministra le sostanze, un notaio presiede alle scritture. Terminata la condotta il condottiero è libero di andare a combattere con altri, con la clausola di non far guerra per due anni al suo precedente “datore di lavoro”.

Le compagnie efficienti diventano famose e raggiungono il numero di migliaia di componenti, tutti perfettamente equipaggiati sia a cavallo che a piedi. I condottieri guadagnano cifre ragguardevoli, sono ricchi, e tra i clienti più ricercati dalle banche.
Nel XV secolo, poi, a causa delle difficoltà finanziarie in cui si trovano, i Signori provvedono al pagamento delle condotte assegnando ai condottieri una parte del loro territorio.
È in questa realtà che dobbiamo inquadrare la figura di Gaspare da Vimercate, valoroso Comandante di Venutra, ma anche abile politico e diplomatico.

Fin dall’adolescenza Gaspare milita come caposquadra nella compagnia di Francesco Sforza, ma si fa subito notare per le sue qualità ed il suo operato, tanto da diventare uno dei più autorevoli consiglieri del Duca. Gli viene conferita la contea di Valenza in Piemonte; combatte i Veneziani e tratta la pace tra Venezia e la Repubblica Ambrosiana; viene inviato a Genova per il possesso della città e ne diventa governatore; segue in Francia l’erede Galeazzo Maria per contrastare le truppe del Duca di Borgogna, un uomo veramente indispensabile per lo Sforza.
Ha a disposizione a Milano una vasta area fuori Porta Vercellina, adiacente al parco del castello ducale, dotata di armi, infermeria ed altri servizi per i quartieri invernali, in tempi in cui i soldati alloggiano nelle case e nelle stalle dei cittadini. Alla sua compagnia è riservato un trattamento di favore, in tempo di guerra lo stipendio dei suoi uomini è tra i più vantaggiosi e in tempo di pace, contrariamente agli usi, rimane pressoché invariato.

Nel 1463 dona ai Domenicani il terreno che gli era stato donato a Milano per alloggiare le truppe. Tra gli edifici che si trovavano sul terreno vi era una cappella con un affresco detto della “Madonna delle Grazie” e dopo pochi mesi iniziò in quel luogo, sponsorizzata dallo stesso Gaspare, la costruzione della chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Muore nel 1467 proprio quando inizia, con le invasioni straniere, la decadenza delle compagnie di ventura.

Gli ultimi condottieri hanno sempre più un ruolo marginale, i sovrani stranieri reclutano milizie tra i propri sudditi, è il primo nucleo di un’armata nazionale.
Con l’invenzione della polvere da sparo e l’introduzione dell’artiglieria cambia poi radicalmente la tecnica del combattimento ed i condottieri italiani continueranno il loro mestiere, ma senza una loro compagnia alle spalle, diventeranno famosi come generali nei vari eserciti stranieri.

[M. L., sta su Treos, gennaio 2011]

Read Full Post »

Con la conferenza stampa con il primo ministro della Croazia, Silvio Berlusconi ha inaugurato “il Gernetto”, la villa settecentesca a Lesmo (Monza e Brianza) recentemente ristrutturata.
“Avete l’onore” – ha detto il premier rivolto ai giornalisti – “di inaugurare questo sito”.

(Emmevi)

Se si includono il giardino terrazzato ed il bosco, la residenza comprata alcuni anni fa da Silvio Berlusconi arriva a 350mila metri quadrati ed è ormai pronta ad ospitare l’Università del Pensiero Liberale. Ma, stando a quanto scrive Il Giornale, il presidente del Consiglio, che ha dedicato tempo e fatica ai lavori di ristrutturazione dell’immobile, sarebbe tentanto dal farne anche il suo principale alloggio privato.

Il primo piano della villa, un appartamento con quattro salotti, sala da pranzo, camera da letto, guardaroba, corridoio e bagno, Berlusconi lo avrebbe riservato a sé e non è da escludere che proprio quelle stanze, a metà strada tra lo storico quartier generale di Arcore e l’altra villa di Macherio, dove vive la moglie Veronica Lario con i figli di secondo letto, possano diventare nei prossimi anni l’abitazione più frequentata dal premier. Un luogo privato al quale Berlusconi vorrebbe però dare un profilo più istituzionale che politico.

(Ansa)

La proprietà, che include trentacinque ettari di bosco ed un giardino a terrazze lungo la valle del Lambro, è dominata da una torre belvedere probabilmente costruita su una preesistente fortificazione rinascimentale. Detta anche villa Mellerio o villa Somaglia, in onore dei proprietari e dell’architetto che le diedero l’aspetto attuale, la villa era appartenuta in precedenza ai conti Rozzoni ed ai marchesi Molinari. Negli ultimi anni era diventata centro di formazione di Unicredit che, nel 2004, la cedette ad una società partecipata da Pirelli Re (30%) e Morgan Stanley Real Estate Funds (70%).

(Ansa)

Poco dopo la villa è stata comprata dal Cavaliere che, tra una riunione di lavoro e l’altra ad Arcore, ha seguito di continuo i lavori anche in compagnia di capi di Stato come il presidente della repubblica del Vietnam, Nguyen Minh Triet. Nel 2006 la villa ha ospitato un seminario organizzato dal sindaco di Milano Letizia Moratti per la sua giunta. Lo scorso maggio è stata invece imbandita una cena elettorale di raccolta fondi per sostenere Guido Podestà, poi eletto presidente della Provincia di Milano.

[correzione e adattamento da qui]

Villa "Il Gernetto"

Villa Mellerio o Villa Somaglia detta “il Gernetto”, fu eretta nella seconda metà del ‘700 da Simone Cantoni, ed ampliata prima da Giambattista Mellerio, vicepresidente del Governo del Lombardo-Veneto, e, nel 1815, dall’architetto Somaglia.

Si tratta di un imponente complesso tardo neoclassico, in posizione panoramica sulla valle del Lambro; si compone di numerosi corpi di fabbrica che danno vita a ampi cortili sui quali spicca la torre belvedere, probabilmente costruita su una preesistente fortificazione rinascimentale.

La villa, oggi proprietà del gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi, conserva un importante giardino terrazzato, che costituisce uno dei migliori esempi di giardino all’italiana in Brianza  per disegno e varietà di piante: ideale prolungamento con la vicina Villa Reale.

Nel palazzo si trovano sculture del Fabris, mentre nell’annesso Oratorio di S. Carlo è possibile vedere bassorilievi funerari di Antonio Canova ed ancora del Fabris.

Villa Mellerio “Il Gernetto”
via Volta – Fraz. Gerno
20050 Lesmo

[da qui]

Read Full Post »

In un territorio che ormai si fa pianeggiante, a ridosso delle mura del Parco di Monza, Lesmo (240 metri s.l.m., 7209 abitanti) con le sue frazioni (Peregallo, Gerno, California) è stata per secoli una delle località preferite della nobiltà milanese, raccomandata anche dal Dozio “per mite sorriso del cielo, per amenità di sito e di allegre prospettive”).

Scendendo oltre Canonica, la prima residenza che si incontra è villa Somaglia detta “Il Gernetto”, nel nucleo di Gerno, peraltro caratterizzato da valide architetture rurali.

Con la conferenza stampa congiunta con il primo ministro della Croazia Jadranka Kosor, il premier Silvio berlusconi ha inaugurato «Il Gernetto», la residenza settecentesca di Silvio Berlusconi, recentemente ristrutturata, che ospiterà l'Università del pensiero liberale (Afp)

Villa Somaglia detta “il Gernetto”

A sud di Gerno si tocca Peregallo, con la piazza centrale su cui prospetta la chiesa di Sant’Antonio Abate (XVIII secolo), a testimonianza di un convento scomparso. Oltre la piazza, sulla destra si costeggia il parco di villa Mattioli e, svoltando a destra in via Risorgimento, si giunge alla villa Rapazzini, sorta su un casino di caccia del Seicento, circondata da un parco all’inglese caratterizzato dalla presenza di vecchie grotte con acque sorgive cristalline, restaurate nel 1992. La via porta al ponte sul Lambro, presso il quale si vedono i resti della storica filatura della fola.

Da Peregallo, risalendo per via Marconi, si raggiunge il capoluogo, incontrando sulla destra l’elegante parrocchiale di Santa Maria Assunta, di origine cinquecentesca. Di fronte alla chiesa la via Morganti porta al nucleo storico del paese, dove si vedono la villa Novecento e la villa Fenaroli, in prossimità del parco comunale.

Read Full Post »

Il nome della località è antico: dal latino Ledesmun, Ledeximun, in attestazione medioevale poi Ledesmun da cui, per contrazione, Lesmo.

Da esso trae il nome la famiglia Lesmi che, in epoca feudale, ebbe la residenza in loco e tutt’oggi è rappresentata da vari rami.

Peregallo: dal romanico Peregàl, “macereto, mucchio di sassi” per la consistenza del terreno di ghiaia e sassi. Nei secoli successivi si trova una cava; già “per Gallos” ove la località ricorda la presenza di una strada che arrivava al territorio gallico. Ha preso domicilio la famiglia Peregalli.

Gerno: origine dai Galli, che avrebbero denominato la località in analogia con nomi di terre francesi, come Zergno, che deriva da un nome proprio, o da Aligern.

California: di origine recente, chiamata così da emigranti tornati dall’America.

Storia
Nel I secolo a.C. i primi abitanti si installano all’imbocco della valle del Pegorino, probabilmente esuli greci arrivati in Gallia Cisalpina al seguito di Giulio Cesare.

Sul colle del Gernetto viene edificata nel V-VI secolo d.C. una rocca con una torre a difesa della Valle del Lambro dove trovano rifugio popolazioni in fuga da Milano, più volte saccheggiata dai Barbari. Nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero del 1200 è elencata una chiesa a Lesmo dedicata a Santa Maria.

Intorno a questi villaggi nel 1300 è fiorita la leggenda romantica, raccontata da Ignazio Cantù nella sua opera Vicende della Brianza: Rosa Peregalli da Peregallo è profondamente innamorata di Gianguidotto Lesmi da Lesmo; i due sono condannati ad amarsi di nascosto, ostacolati dall’odio secolare che oppone le due famiglie. Si sposano con la complicità e la benedizione di un frate che viveva eremita a Santa Maria delle Selve nel Parco di Monza. Segue una breve parentesi di felicità; non passò molto che Rosa morì, non senza gravi sospetti di veleno e Gianguidotto fu trovato nel Bosco Bello morto, con una larga ferita nel petto.

Nel XV secolo l’affermarsi di Stati a dimensione regionale scatena continue guerre che negli ultimi mesi del 1449 si spostano in Brianza. I contendenti: Milano contro Venezia. Francesco Sforza pone il campo a Calco. I capitani della Repubblica Ambrosiana ordinano al loro comandante Iacopo Piccinino di uscire da Monza e di recarsi incontro ai Veneziani con “quattromila uomini a cavallo ed altrettanti fanti, sale per la strada di Peregallo, e pone il campo a Casate”. Francesco Sforza, informato sposta le sue truppe verso Casate. È battaglia dura, alla fine lo Sforza ha la meglio. I feudatari della Brianza e quindi di Lesmo  fanno atto di sottomissione e professano fedeltà allo Sforza.

Nel 1475, Lesmo con le sue frazioni fu infeudato ai Secco Borella che tennero il feudo per lunghi secoli.

Nel 1539 fu consacrata l’attuale chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in Lesmo, nel secolo XVII fu arricchita di preziose reliquie dal cardinale Federico Borromeo, modificata ed ingrandita nel XVIII-XIX secolo e fu dedicata nel 1907 dal cardinale Andrea Ferrari.

Nel 1616 viene edificata, a Gerno, una chiesa sotto il titolo di S. Maria e S. Carlo; mentre l’attuale chiesa parrocchiale di S. Carlo è del 1700 circa.

Nel 1733 fu nominato, a succedere nel feudo, il senatore milanese conte Giambattista Trotti che lo conservò fino alla abolizione dei privilegi feudali nel sec. XVIII: il feudo consisteva in 1432 fuochi (persone).

Nel XVIII secolo, a Peregallo, sorse un convento dei Padri Minimi di S. Francesco da Paola: rimane tuttora la chiesetta di S.  Antonio abate.
Nel 1836 in Brianza scoppia il colera ma Lesmo ne è miracolosamente risparmiato: a memoria dello scampato pericolo viene eretta la cappellina ancora esistente all’inizio del viale del cimitero.

In località Boffalora, nel 1838 nasce Gaetano Casati, grande viaggiatore ed esploratore in Africa mentre nel 1852 da una povera famiglia nasce Pasquale Morganti diventato poi sacerdote e arcivescovo di Ravenna e Cervia.

Nelle Notizie di Vimercate e della sua pieve del 1853 lo scrittore Dozio ricorda che il territorio di “Lesmo, Peregallo e Gerno si raccomanda per mite sorriso del cielo, per amenità di sito e di allegre prospettive e per prospera vegetazione: tranquilli ed allegri casali”.

Nel 1860 viene eletto primo Sindaco di Lesmo il cav. Luigi Conti; nel censimento della popolazione si ha un totale di 1673 abitanti.

Nel 1872 la casa di proprietà della nobildonna Rosa Giuseppina di via Morganti (a seguito di testamento) viene abbellita e  riadattata a collegio e convento delle Figlie della Carità dette Suore Canossiane.
La sede del Municipio, delle Scuole e della Posta trovarono posto nell’edificio di via IV Novembre eretto nel 1877. Nel 1879 il territorio vienne attraversato dalla linea tramviaria Monza-Oggiono con fermate a Peregallo e Lesmo (la biglietteria di quest’ultima è tuttora visibile in Piazza Dante).

La stazione di Lesmo ed il ponte in ferro di Gerno vengono costruiti nel 1886 a seguito del passaggio del treno Seregno-Ponte S. Pietro.
Vengono abbellite dimore esistenti ed edificate di nuove con ampi parchi secolari. A Gerno: villa Mellerio-Gavazzi della Somaglia al Gernetto probabilmente sorta nel 1500 come convento; confinanti col Parco di Monza, a Peregallo: villa Simonetta-Rapazzini casino di caccia del 1600, villa Curti Mattioli (1800), villa Sala e villa Spaggiari-Crotti (1900); in centro: villa Ratti-Fenaroli (1800), villa Sala-Cega, villa Fontana-Novecento e villa Frattini-Tremolada (1900); in zona dominante: villa Maggi-Belvedere (1600).

Al di là del Lambro, a ridosso dell’abitato di Peregallo, nel 1911 viene realizzata la linea ferroviaria Monza-Molteno-Oggiono con la stazione di Biassono-Lesmo-Parco.

Nel 1922 fu costruito l’edificio di piazza Roma per un asilo per bambini, in base al lascito del lesmese Gaetano Ratti ed inaugurato il monumento ai caduti che riporta ora  i nomi degli 86 soldati morti nelle due guerre mondiali.

La costruzione dell’Autodromo Nazionale di Monza, dà lavoro ai contadini del luogo e Lesmo diventa conosciuto poiché lega il proprio nome alle cosiddette “curve di Lesmo”.
La popolazione nel 1927 era di 2813 persone ripartita in 1300 Lesmo, 883 Peregallo e 630 Gerno.
Nel 1928 Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini concedono al Comune lo stemma civico costituito dal leone rampante.

Nel 1944 viene ucciso dalle forze di occupazione tedesche il concittadino Francesco Caglio.

Nel 1946, dopo il ventennio fascista, si tengono le prime votazioni democratiche; Lesmo conta 3124 abitanti ed elegge Sindaco il sig. Paolo Confalonieri.
Il paese viveva principalmente sull’agricoltura e sull’allevamento del baco da seta; diversi operai lavoravano nella filatura di Peregallo che contava più di 400 dipendenti; fino alla fine degli anni Cinquanta numerose erano le cascine e le corti con i campi.

A partire dagli anni Sessanta si vede l’aumento graduale della popolazione con espansione edilizia.

Nel 1964 viene edificata una chiesa a California intitolata  alla Presentazione di Gesù. Nel 1969,  dopo l’erezione della parrocchia di Peregallo del 1967, viene realizzata immersa in una pineta la chiesa parrocchiale dell’Annunciazione, in seguito arricchita artisticamente e dedicata dal cardinale Carlo Maria Martini  nel 1992.

Segue il conseguente ammodernamento dei servizi e delle strutture: palazzo municipale costruito nel 1969, “Don Milani”  di via Donna Rosa realizzata nel 1982, biblioteca di via Marconi (1985), scuola primaria “A. Manzoni” di via Vittorio Veneto  inaugurata nel 1998, scuola dell’infanzia “Gaetano Casati” di via Caduti a seguito dell’ampliamento e ristrutturazione della scuola elementare di Peregallo (1933), completata nel 2001.

Dal punto di vista politico il Comune viene amministrato dal 1946 al 1985 da un monocolore DC a cui fanno seguito (1985/1993) un bicolore DC-PSI e uno DC-PRI, un monocolore Lega Nord (1993/2002) e da maggio 2002 la comunità è amministrata dalla lista Lesmo-Lega Nord, Forza Italia, Alleanza Nazionale.

Lesmo diventa sempre più un grazioso centro residenziale immerso  nella verde Brianza.

[riadattato e corretto da: http://www.lesmo.org/html/storia.html]

Read Full Post »

Proseguendo a sud di Brugora, tornando verso il Lambro, si entra nel territorio comunale di Triuggio (m. 231 s.l.m., 8151 abitanti), in un paesaggio di valli boschive attraversate da torrenti minori, occupate da piccoli insediamenti storici, oggi frazioni del comune.

Il primo nucleo che si incontra è quello di Tregàsio, appartenuto nel XIII secolo al monastero milanese di San Simpliciano, degna di visita è la Rotonda, o cappella dei Ss. Gervaso e Protaso, un piccolo pantheon neoclassico (ispirato ad un più noto modello di Inverigo), disegnato da Luigi Cagnola e terminato nel 1842 da Ambrogio Nava d’Adda.

Poco sotto, in località Zuccone S. Giovanni, la strada porta alla villa Sacro Cuore, già possedimento dei padri barnabiti ed oggi centro spirituale.

In frazione Rancate, a nord del capoluogo, la chiesa parrocchiale del Seicento racchiude opere di un certo valore, a firma degli Appiani, del Genovesino e di un Campi, mentre la cascina Boffalora è stata ristrutturata ed adibita a Centro di Educazione Ambientale.

A Triùggio si avvicina il Lambro e si inizia a discendere il fondovalle lungo la strada provinciale 135. Dopo pochi chilometri si raggiunge Canònica, ben conservato nucleo dal quale emerge Villa Taverna.

L’edificio è preceduto da una cancellata di foggia barocca sormontata da statue su mezzi timpani ricurvi. Un tempo fortificato, fu trasformato a più riprese: per quella voluta nel 1532-52 dal conte Francesco Taverna, coeva al giardino all’italiana tuttora conservato nelle sue linee generali, si è ipotizzato l’intervento del Pellegrini.

Di particolare risalto il raccordo a cannocchiale che, ponendo come primo punto di fuga la villa ed i corpi di servizio, traguarda fino all’antistante altura lambendo fra gli altri edifici l’oratorio della Beata Vergine (Giacomo Antonio Quadrio, 1735).

Alla villa si lega una nota vicenda storica: avrebbe infatti ospitato, durante la sua fuga, Gian Paolo Osio, l’Egidio dei Promessi Sposi.

Read Full Post »

Il comune (m. 336 s.l.m.; abitanti 14890) accorpa, dal 1869, diversi centri abitati sparsi sui colli vicini. In base ad un’iscrizione rinvenuta in località Valle Guidino, la zona doveva far parte dei fondi di Virginio Rufo, generale romano nelle Gallie.

Sempre in questa località, una testimonianza importante dell’evoluzione geologica delle colline briantee è rappresentata da un masso erratico di notevoli dimensioni, detto Sasso del Guidino, nel parco di una villa.

A metà di Viale Vittorio Emanuele II, che separa i nuclei di Besana Superiore ed Inferiore, si apre Piazza Umberto I, con la parrocchiale, realizzata nel 1825 da Giacomo Moraglia sul precedente edificio barocco e decorata nell’Ottocento da Morgari e Casnedi. Dietro la chiesa, al margine di Besana Superiore, sono le vaste pertinenze di Villa Quirici (privata), che oltre al fabbricato padronale, di origine secentesca, comprendono il parco ed un edificio tardoneoclassico già impiegato come filanda.

Di fronte alla piazza, alta su una scalinata sorge Villa Borella, di proprietà comunale, con ambienti e decorazioni romantiche di fine Ottocento; nei pressi, si apre l’ampio parco pubblico di Villa Filippini, dove sono state collocate tre grandi sculture di Aligi Sassu; la villa (XVIII secolo), sede della Biblioteca civica, prospetta con il tipico impianto ad “U” sulla via Viarana, che porta a Besana Inferiore.

Qui, sul rialzo collinare, alcuni edifici si sono sovrapposti alle strutture castellane distrutte nel XIII secolo, conservando tracce delle architetture fortificate. Sulla via prospetta anche la chiesa di Santa Caterina, quattrocentesca ma ripresa nel XIX secolo; all’interno, tracce dell’affrescatura originaria, mentre il terrapieno esterno è decorato da quattro grandi mosaici di Aligi Sassu.

Nella frazione omonima, a sud del capoluogo, sorge l’ex monastero benedettino di Brugora, nato nell’XI secolo per iniziativa della potente famiglia Casati, e oggi sede di una casa di riposo. Conserva l’impianto dei due chiostri cinquecenteschi e notevoli testimonianze artistiche. L’annessa chiesa dei Ss. Pietro e Paolo ha campanile dell’XI secolo e, in facciata, rari esempi di scultura romanica; all’interno, diviso in due ambienti, si conservano opere ed affreschi cinquecenteschi; nella sala un tempo del refettorio, un grande e ben conservato affresco della Crocifissione, attribuito alla scuola del Bergognone.

Read Full Post »

La valle del Lambro, a nord di Monza, apre uno stretto solco, profondo alcune decine di metri, nelle coltri diluviali dell’altopiano asciutto milanese. Sul margine dei terrazzi si sono distribuiti diversi abitati, tra cui emergono gli ambiti verdi di numerose ville nobiliari con i loro giardini, testimonianze di un trascorso assetto territoriale che assegnava alla bellezza del paesaggio e al favore del clima un plusvalore assoluto. Nel fondovalle invece si localizzarono, fin da epoca remota, vari complessi produttivi che utilizzavano la forza delle acque del Lambro per muovere i loro macchinari.

Il Lambro è stato per molto tempo sinonimo di acque sporche e malate e di cattiva educazione ambientale che hanno influito sulla flora e la fauna ittica. Perciò, a partire dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso, il fiume è stato oggetto di un piano di risanamento che ha richiesto drastici interventi di riassetto e, in alcuni casi, anche la completa ricostruzione del letto fluviale.

L’opera di risanamento è ancora in atto e richiederà ancora diverso tempo ma, negli ultimi anni, si sono moltiplicati i segnali positivi, come la ricomparsa di certe specie ittiche, il completamento della rete di depurazione e, soprattutto, l’istituzione del Parco regionale della Valle del Lambro, con Legge Regionale del 16 settembre 1983.

Formato da 35 comuni ed esteso per circa 80 km², il Parco si sviluppa lungo la valle del fiume partendo a nord dai laghi di Pusiano e Alsèrio e terminando a sud con il Parco di Monza. La valle, dove affiorano potenti strati di puddinga, un conglomerato clastico risultante dall’unione per cementazione di ciottoli fluviali, è debolmente incassata nei depositi quaternari dell’alta pianura e fra i cordoni morenici delle colline briantee. Come è accaduto per gli altri vicini e più importanti fiumi lombardi (Ticino e Adda), la valle è stata nei secoli il ricetto di varie attività produttive, dapprima basate sulla semplice forza idraulica (mulini, folle) e che poi utilizzarono la stessa forza per produrre energia elettrica in grado di muovere i più complessi macchinari delle industrie tessili. Gli ambiti naturali, anche se non molto estesi, assumono un incontestabile valore sociale: si possono citare a questo proposito le Riserve Naturali dei Laghi di Pusiano e Alsèrio, alcuni brani di boschi igrofili all’interno della valle, alcune particolarità geomorfologiche quali grotte (Grotta di Realdino ad Agliate) e massi erratici (Sasso di Guidino).

L’attività del parco è pertanto molto improntata alla difesa dei valori residui, al recupero e al risanamento dell’ambiente.

Per informazioni: Parco Regionale della Valle del Lambro, via Vittorio Veneto 19 – Triuggio
Tel. 0362.970961 – 0362.997137
Fax 0362.997045
http://www.parcovallelambro.it

Read Full Post »

Older Posts »